La vittoria del genio italiano ha un prezzo. Domenica, in Argentina, la Ducati potrà continuare ad usare il "Cucchiaio", lo spoiler sopra la gomma posteriore contestato da quattro case rivali (Aprilia, Honda, Ktm, Suzuki) dopo il primo gran premio del Qatar. << Però davanti a giudici e avversari siamo stati costretti a mostrare le nostre carte>> lamenta Claudio Domenicali, amministratore delegato di Borgo Panigale. E quelle carte, sono napoletane. In aula a Ginevra hanno infatti testimoniato i giovani ingegneri di MegaRide, tre amici geniali che appena due anni fa nel capoluogo campano pensavano di mettere su una start up: da quel sogno - e tutto da soli, reinvestendo gli utili nelle idee - è nata un'azienda con nove dipendenti, un fatturato da un milione di euro in continua crescita. Collaborano con Maserati, Pirelli, Audi e Ducati, che in MotoGp ha ricominciato a vincere proprio il giorno in cui ha scelto di affidarsi a loro: specialisti nell'ottimizzare le prestazioni degli pneumatici. Flavio Farroni, Francesco Timpone e Alexandr Sakhnevych. <<Abbiamo fornito alla giuria della Fim un report tecnico, in cui era spiegato nel dettaglio quello che le nostre tecnologie fanno per Ducati>> spiega Flavio Farroni. In parole semplici, indicano in quali condizioni - termiche, soprattutto - devono essere le gomme per fornire il massimo risultato in quella determinata pista. <<E loro studiano le soluzioni migliori per arrivarci>>. Ecco così spiegato il mistero del Cucchiaio, o spoiler, "pinna", posto sotto la forcella dell Rossa. <<Serve fondamentalmente a generare flussi per raffreddare la gomma. Non so se ci possano essere degli effetti aerodinamici - quelli che contestavano le altre marche - dalle nostre analisi sono del tutto trascurabili. E poi, se proprio devo mettere una "pinna" per essere più veloce, certo non la vado a piazzare là sotto, dove il flusso è sporco e poco corposo>>. i giudici hanno preso atto. Ma anche gli avversari della Rossa, che adesso sanno dell'esistenza degli amici geniali.
Ai tre, laureatisi all'Università Federico II, si è aggiunto un fisico proveniente dalla Apple Academy di San Giovanni a Teduccio. E ora anche un ingegnere novarese, che ha deciso di lasciare la Ferrari della Formula Uno per <<crescere con loro>>.
Benvenuti al Sud. Si dice megàride, come l'isolotto su cui a Napoli sorge Castel dell'Ovo.
<<Il territorio. Però è pure un gioco di parole, di pronunce: ride come raid, all'inglese, termine legato alla corsa e ai motori>> spiega Farroni, che dieci anni fa si era laureato con una tesi su di un modello di "grip" per la Ferrari in Formula Uno.
E' cominciato tutto così. Studiando come ottimizzare le prestazioni delle gomme. <<Ci hanno subito cercato in molti, proponendoci di prendersi le diverse licenze. Ho pensato che sarebbe stato meglio far nascere una start up nel contesto accademico, un ambiente vivace come quello napoletano, a stretto contatto col polo di San Giovanni dove ci sono Academy come Apple, Deloitte e Ferrovie dello Stato. Il posto giusto, nel momento giusto>>.
MegaRide, ovvero: applied vehicle research. Ricerca applicata al veicolo. Hanno festeggiato la decisione della Corte d'Appello. <<Se avessero proibito la "pinna", il rischio sarebbe stato quello di ricorrere alla "Var" alla fine di ogni gran premio>>. Adesso invece il pericolo è che sul circuito di Termas de Rio Hondo, in Argentina, anche gli altri team provino il Cucchiaio. <<Ma sapranno farlo? Sapranno davvero copiarci?>>.